Lo scrittore torinese Primo Levi fu tra coloro che, in quanto ebrei, vissero l’esperienza dei campi di sterminio nazisti. Il brano seguente documenta la tragiche condizioni in cui vissero i prigionieri dei lager.
Più giù di così non si può andare: condizione più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli. Ci toglieranno anche il nome… Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengono tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di ogni dignità… Il mio nome è 174.517; siamo “battezzati”, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.
Da: Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino 1956
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Se questo è un uomo