San Nicola dei naviganti e l’iconografia dei santi
Rispetto all’ebraismo, da cui ha tratto origine, il Cristianesimo è caratterizzato da un uso diffuso delle
immagini nella pratica della fede. Se all’inizio questo uso si è limitato alla condivisione di
semplici segni di riconoscimento, un Tau o un pesce, è presto iniziata la rappresentazione degli oggetti stessi di venerazione e di culto, Gesù Cristo e Maria. Tanto che l’immagine che noi oggi abbiamo del protagonista dei Vangeli non proviene da descrizioni testuali, ma dalla
rappresentazione iconografica che di Gesù è stata fatta dagli artisti figurativi nel corso del tempo.
Molto presto anche i santi vengono rappresentati non solo nelle loro sembianze fisiche, ma anche attraverso
segni e simboli della loro passione o legati alle vicende della loro vita, della loro esperienza, del loro insegnamento.
Non di rado le rappresentazioni dei santi fanno proprie le caratteristiche che la devozione popolare attribuisce loro. In questo modo ogni santo diviene
immediatamente riconoscibile anche per tutti quelli che non hanno accesso alla dottrina se non oralmente e in relazione alle sue attribuzioni viene eletto
protettore da invocare per ogni necessità della vita.
L’esigenza di una
precisa caratterizzazione era ben presente nell’opera degli artisti, fino al primo Rinascimento. Potevano anche non essere preoccupati della precisione storica e dell’esattezza dei costumi e dei paesaggi, ma san Pietro in mano doveva avere le chiavi, dato che è custode del Paradiso, perché questa è sempre stata la
modalità condivisa di riconoscimento del santo da parte dei credenti.
San Sebastiano viene rappresentato trafitto di frecce, simbolo del suo martirio, come pure santa Cristina.
Santa Lucia protegge la vista ed è rappresentata con i suoi stessi occhi in un piatto, perché fu martirizzata con questo atroce supplizio.
San Giuseppe, marito di Maria, è rappresentato con il bastone fiorito, perché si narra che la scelta del falegname come figura paterna in terra di Gesù sia stata manifestata da Dio facendo fiorire il suo bastone. Il giorno dedicato a san Giuseppe è anche la festa del papà.
Un caso particolare di questa rappresentazione e delle sue implicazioni è legato alla figura e alla storia di
san Nicola di Bari, un santo comune non solo alla tradizione del cattolicesimo occidentale e a quella dell’ortodossia orientale, ma in qualche modo presente anche nella cultura del
cristianesimo protestante. Le uniche notizie certe sulla vita di Nicola ci dicono che fu vescovo di Myra, una città della Licia, sulle coste dell’odierna Turchia, nella prima metà del IV secolo. Ma la città di san Nicola è Bari, dove le sue reliquie, trafugate in Turchia da un gruppo di marinai baresi, furono solennemente accolte nel 1087 e collocate nella grande
basilica fatta costruire apposta.
Bari, città di mare, aveva l’esigenza di non restare indietro rispetto a Venezia, che aveva come patrono
san Marco, del quale si era procurata le reliquie in Egitto.
San Nicola è protettore dei
naviganti (per via dei marinai che andarono a prendere le reliquie) e invocato contro i ladri. Di più, è protettore dei pellegrini e dei viaggiatori in generale, in particolare di chi va per mare. A lui sicuramente si votava chi si imbarcava a Calais.
San Nicola è di norma rappresentato con alcune
monete in mano. Ciò perché si narra che in vita abbia salvato tre sorelle, destinate dal padre alla prostituzione per mancanza di mezzi economici, donando anonimamente i soldi necessari per la loro dote.
Ecco perché
Santa Claus, che è appunto san Nicola, è la figura che porta di nascosto i doni a Natale.