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LEZIONE 4 LA RIFORMA DELLA CHIESA E LO SCONTRO TRA PAPATO E IMPERO
Grazie alle donazioni ricevute dai fedeli, la Chiesa nel tempo aveva accumulato immense ricchezze. Inoltre, in seguito alla decisione di Ottone I di scegliere i grandi feudatari tra gli ecclesiastici, i vescovi acquisirono anche un grande potere politico. Ricchezza e potere portarono molti uomini di Chiesa a trascurare la loro missione religiosa e a comportarsi come aristocratici. Allo stesso tempo, il tentativo degli imperatori di esercitare un controllo sull’elezione del papa e sulla nomina dei vescovi diede il via a uno scontro tra papato e Impero. Nel corso dell’XI secolo, così, da una parte si diffuse l’esigenza di riformare la Chiesa, per ritornare ai valori cristiani delle origini; nello stesso tempo il papato cercò di affermare la propria autonomia e superiorità sul potere imperiale.
I comportamenti scandalosi degli ecclesiastici Tra X e XI secolo la Chiesa attraversò una fase di decadenza morale. Molti ecclesiastici, ormai diventati vassalli del sovrano, iniziarono a comportarsi come i grandi signori feudali. Tra i comportamenti più scandalosi del clero c’erano: • il nicolaismo: molti vescovi e sacerdoti trasgredivano il voto del celibato e si comportavano come se fossero sposati; • la simonia: il commercio di cariche ecclesiastiche e sacramenti. Dal momento che spesso i feudi venivano assegnati agli ecclesiastici, molti uomini senza vocazione entravano nel clero per diventare feudatari. Capitava addirittura che l’imperatore scegliesse di assegnare un feudo a un uomo a lui fedele, e che questo solo in seguito prendesse i voti religiosi.
Si diffonde un’esigenza di rinnovamento La corruzione degli ecclesiastici suscitò lo sdegno e la critica di molti uomini che volevano che la Chiesa tornasse alla purezza delle origini. Nacquero allora dei movimenti di riforma che ebbero il loro centro nei monasteri. Tra questi ebbe molta importanza il monastero di Cluny dove, sotto la guida dell’abate Oddone nacque un nuovo ordine monastico chiamato cluniacense, la cui Regola stabiliva che i monaci dedicassero la propria vita alla preghiera e alla contemplazione di Dio. Alcuni monaci di Cluny fondarono a Citeaux (sempre in Francia) un’abbazia, dando vita all’ordine dei cistercensi, che consideravano il lavoro nei campi come mezzo per avvicinarsi a Dio. Nel giro di poco tempo, gli esempi di Cluny e Citeaux furono seguiti da molti monasteri in tutta Europa. I comportamenti scandalosi degli ecclesiastici causarono anche la nascita di movimenti popolari che contestavano la Chiesa, anche attraverso la violenza. A Milano ad esempio nel 1045 i pàtari cacciarono dalla città il vescovo Ariberto, accusato di aver comprato con il denaro la carica vescovile.
Gregorio VII emana il Dictatus papae La crisi della Chiesa riguardava anche i suoi vertici. Dopo la fine della dinastia degli Ottoni, le grandi famiglie feudali romane avevano rincominciato a nominare i pontefici. Nel 1046, i disaccordi tra alcune casate avevano portato all’elezione contemporanea di ben tre papi. Nella questione si inserì anche l’imperatore Enrico III, che decise di ripristinare il sistema di controllo dell’imperatore sull’elezione papale creato da Ottone I. Coloro che desideravano una riforma della Chiesa non accettarono però che l’imperatore tornasse a intromettersi nelle questioni ecclesiastiche. Nel 1073 divenne papa un ex monaco di Cluny, Ildebrando di Soana, noto con il nome di Gregorio VII. Convinto sostenitore della necessità di riformare la Chiesa, Gregorio VII proclamò decaduti tutti i sacerdoti che erano sposati e che avevano comprato la loro carica con il denaro. Inoltre mise fuori legge i vescovi-conti, vietando a vescovi e sacerdoti di ricevere cariche ecclesiastiche da laici, imperatore compreso. Gregorio VII era anche convinto che il potere spirituale del papa fosse superiore al potere temporale dell’imperatore. Nel 1075 emanò un documento chiamato Dictatus papae (“Dichiarazione del papa”), nel quale affermava solennemente che il papa è superiore all’imperatore; che il pontefice può deporre l’imperatore attraverso la scomunica; e che l’imperatore deve rinunciare a nominare vescovi e pontefici.
La “lotta per le investiture” Il divieto di nominare i vescovi stabilito da Gregorio VII fu respinto dall’imperatore Enrico IV di Franconia, che continuò a nominare i vescovi. Per Enrico IV la questione era particolarmente delicata perché in Germania erano i vescovi più potenti a eleggere l’imperatore, e se questi fossero stati scelti dal pontefice il papa avrebbe indirettamente influito sull’elezione imperiale. Iniziò così un conflitto molto duro tra Chiesa e Impero che ha preso il nome di “lotta per le investiture” (con il termine investitura si indicava la nomina). Di fronte alla disobbedienza di Enrico IV, il papa lo scomunicò. La scomunica era una punizione gravissima per un cristiano, che veniva escluso dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti. Per l’imperatore poi, essere scomunicato significava che i suoi sudditi non erano più obbligati a obbedirgli. E infatti i feudatari tedeschi si ribellarono al suo potere. Temendo di perdere la corona, Enrico IV scese allora in Italia per scusarsi con il pontefice. L’incontro avvenne nel gennaio del 1077 a Canossa presso il castello della duchessa Matilde. Prima di riceverlo Gregorio VII lasciò Enrico IV per tre giorni ad attendere al gelo, ma alla fine gli tolse la scomunica. Tornato in Germania Enrico IV sconfisse i feudatari ribelli e mise in atto la sua vendetta: nominò un altro papa di sua scelta (detto antipapa) e scese di nuovo in Italia alla testa del suo esercito, costringendo il papa a fuggire da Roma e a cercare riparo presso il re normanno Roberto il Guiscardo.
Il concordato di Worms La lotta per le investiture continuò anche dopo la morte dei suoi maggiori protagonisti, Enrico IV e Gregorio VII, e si concluse nel 1122 con il concordato di Worms siglato da papa Callisto II e dall’imperatore Enrico V. Esso rappresentò un compromesso tra le due posizioni perché stabilì che in Italia e Borgogna un vescovo doveva essere prima consacrato dal papa e poi ricevere l’investitura feudale, mentre in Germania l’imperatore nominava i suoi feudatari e in un secondo momento il pontefice li consacrava. Il concordato di Worms rappresentò una tregua nello scontro tra papato e Impero, destinato a protrarsi fino al XIII secolo.
Lo scisma d’Oriente Nel X secolo, oltre alla “lotta per le investiture”, la Chiesa dovette affrontare uno scontro con la Chiesa d’Oriente. A originarlo fu una disputa sul Filioque (“e dal figlio”): secondo la Chiesa di Roma, lo Spirito Santo proviene dal Padre e dal Figlio, mentre secondo la Chiesa orientale, proviene solo dal Padre. A questa questione dottrinale si sommava il fatto che i vescovi orientali continuavano a non riconoscere il primato del papa, rifiutandosi di obbedirgli. Le due parti non riuscirono a trovare un accordo e nel 1054 il papa e il patriarca di Costantinopoli si scomunicarono a vicenda. Ebbe così inizio una frattura all’interno del mondo cristiano (ancora oggi esistente) nota come scisma d’Oriente dalla quale nacquero due Chiese distinte: quella cattolica e quella ortodossa.
LE FONTI DELLA STORIA - IL DICTATUS PAPAE diretta • scritta • 1075 Il Dictatus papae è il documento emanato nel 1075 con cui papa Gregorio VII ha affermato in 27 punti la supremazia del potere papale su quello imperiale e la supremazia del papa su tutti i vescovi. Analizziamone i passi più significativi. 2. Soltanto il pontefice romano è a buon diritto chiamato universale. 3. Egli solo può deporre o ristabilire i vescovi. 4. In concilio è al di sopra di tutti i vescovi, e può pronunciare sentenze di deposizione contro di loro. 6. Non si può avere comunione o rimanere nella stessa casa con coloro che sono stati scomunicati dal papa. 12. A lui è permesso deporre gli imperatori. 18. Nessuno può riformare una sua sentenza; egli solo lo può fare. 19. Nessuno lo può giudicare 22. La Chiesa romana non ha mai errato; né mai errerà per tutte l’eternità, secondo le Scritture. 26. Chi non è in pace con la Chiesa romana non può essere considerato cattolico. 27. Il pontefice può sciogliere i sudditi dall’obbligo di obbedire ai malvagi.
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