Gli apostoli

ANDREA

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CHI È

Andrea – dal greco andros, uomo, e, per estensione, “virile” – era seguace di Giovanni il Battista, ma quando quest’ultimo indicò Gesù come “l’Agnello di Dio”, Andrea, senza esitare, lo seguì. Disse poi a Simon Pietro, suo fratello: «Abbiamo trovato il Messia» e lo condusse da Gesù. Andrea, dunque, fu il primo a identificare Gesù con il Messia e a credere nella sua divinità, tanto che nella liturgia bizantina è noto come il protòklitos, “primo chiamato”. Dopo che Andrea e Pietro tornarono al loro lavoro di pescatori sul lago di Tiberiade, Gesù li chiamò perché diventassero “pescatori di uomini”. In seguito, Andrea condusse da Gesù il ragazzo con i pani e i pesci e, sul monte degli Ulivi, assisté al celebre “discorso escatologico” di Gesù. Su di lui non abbiamo altre notizie, ma nei secoli successivi furono elaborati numerosi testi apocrifi che lo riguardano.

Sembra che, dopo Pentecoste, allorché gli apostoli si divisero per la loro missione evangelizzatrice, ad Andrea fosse assegnata la Scizia, l’attuale Russia. Mentre vi predicava, un angelo lo invitò a recarsi in soccorso dell’apostolo Matteo, accecato e gettato in prigione nella lontana Etiopia. Grazie a un prodigio, Andrea giunse rapidamente in quella terra, le porte del carcere si aprirono altrettanto prodigiosamente e Andrea poté inginocchiarsi accanto a Matteo e pregare finché i suoi occhi non riacquistarono la vista.

Si recò quindi in Grecia e in Asia Minore, dove operò diversi miracoli: liberò Nicea da sette demoni in forma di cani e domò un incendio a Tessalonica, ma il proconsole romano Quirino, governatore di Macedonia, lo fece imprigionare con l’accusa di incitare alla distruzione dei templi. Condannato alla terribile damnatio ad bestias, riservata nell’antica Roma ai peggiori criminali, destinati appunto a essere divorati vivi dalle belve nell’arena, Andrea, miracolosamente, fu risparmiato da un cinghiale, un toro e una tigre.

Recatosi poi nel Peloponneso, a Patrasso guarì Maximilla, moglie del proconsole Egea, ma questi lo fece ugualmente fustigare per disobbedienza all’imperatore, poi lo fece legare a testa in giù a una croce che, per volontà dello stesso Andrea, aveva la forma di una X (la cosiddetta croce decussata). La sua agonia si protrasse per due giorni, durante i quali continuò instancabilmente a predicare. Fu il popolo stesso a chiedere al proconsole di farlo calare dalla croce: allora dal cielo discese una luce che lo avvolse, e quando la luce tornò al cielo l’apostolo era morto. È probabile che la scelta di quella particolare forma di croce fosse dettata, oltre che dal fatto di ritenersi indegno di paragonarsi al Cristo persino nei segni esteriori del martirio – lo stesso, del resto, farà anche suo fratello Pietro, crocifisso a testa in giù – anche da motivi simbolici, essendo la X l’iniziale del nome di Cristo in greco.