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I rapporti tra scienza e Chiesa hanno conosciuto momenti difficili, ma non sono stati solo conflittuali. Fin dal Medioevo, le Università cristiane furono luoghi di dialogo fra teologia e scienza. I grandi Dottori affrontavano temi filosofici non per dubitare della fede, ma per mostrare come alcune verità potessero essere confermate anche dalla ragione. Questa convinzione nasce dall’idea che fede e ragione siano alleate inseparabili: il Dio creatore, che ha dato all’uomo un mondo razionale e un’intelligenza capace di comprenderlo, non può contraddire il Dio della rivelazione. Ne consegue che aprirsi alla fede non limita la ragione, ma ne amplia gli orizzonti. La teologia diventa così un ponte tra scienza e sapienza, in grado di costruire un sapere integrale.

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La storia conferma questa alleanza attraverso figure che hanno unito ricerca scientifica e fede. Tra queste: Niccolò Copernico (1473-1543), sacerdote e astronomo; Gregor Mendel (1822-1884), monaco agostiniano e fondatore della genetica; e Georges Lemaître (1894-1966), padre della teoria del Big Bang e sacerdote belga. Nel Novecento spiccano Mary Winston Jackson (1921-2005, in foto), prima ingegnere donna nera della NASA e attiva nella sua comunità ecclesiale; e monsignor Fiorenzo Facchini (1929), antropologo e sacerdote. L’impegno continua oggi con studiosi come Andrew Davison (1974), prete anglicano, teologo e studioso di scienze naturali.