Con il tempo, la Chiesa ha superato la convinzione che la Bibbia contenga verità scientifiche. Nell’enciclica Aeterni patris (1879), papa Leone XIII negava l’esistenza di un conflitto tra fede e scienza, riconoscendo l’origine divina di entrambe. In Fides et ratio (1998), Giovanni Paolo II descrisse fede e ragione come «le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità». In questa prospettiva, la scienza risponde al “che cosa” e al “come” dei fenomeni naturali, mentre la fede si interroga sul “perché”, cioè sul senso ultimo della realtà. I due ambiti, pur distinti, sono complementari e rispondono a esigenze fondamentali dell’uomo: la curiosità, la ricerca della verità e il bisogno di dare significato all’esistenza.
La scienza, pur nella sua straordinaria capacità di spiegare il mondo, riconosce i propri limiti: non può dare risposte definitive a domande fondamentali come il senso della vita, il destino dopo la morte. Anzi, è caratterizzata da dubbi e incertezze, e non offre verità dogmatiche. Per questo affidarsi esclusivamente alla scienza, respingendo la dimensione della fede, può apparire riduttivo agli occhi dei credenti. L’obiettivo da perseguire è piuttosto costruire un’alleanza tra fede e scienza che sia capace di valorizzare le diverse dimensioni dell’esperienza umana.
Oggi la Chiesa promuove un dialogo aperto e costruttivo con la scienza, riconoscendo a ciascuna il proprio ambito e la propria metodologia. Questa collaborazione è considerata necessaria per affrontare le grandi sfide globali, come la tutela dell’ambiente e la difesa della dignità umana. Papa Francesco, nell’esortazione Evangelii gaudium (2013), ha ribadito che la Chiesa non intende arrestare il progresso delle scienze, ma anzi lo riconosce come dono di Dio alla mente umana. Tuttavia, ha messo in guardia contro il rischio che alcuni scienziati, andando oltre i confini della loro disciplina, trasformino la scienza in ideologia, ostacolando un dialogo autentico e fruttuoso.