La nostra epoca è segnata dallo scetticismo e dall’iperrazionalità, condizioni che generano una distanza dalla dimensione della fede, fino a sfociare talvolta
in una vera e propria incomunicabilità. Ci si domanda quindi: è possibile oggi una nuova alleanza tra fede e ragione? Si può aprire un dialogo che possa offrire
una lettura più profonda della realtà?
Un contributo significativo in questa direzione proviene dal progetto del Dizionario interdisciplinare di scienza e fede (2002), da cui è nato il Centro di ricerca
Documentazione interdisciplinare Scienza&Fede
(DISF), promosso presso l’Università della Santa Croce e fondato dal teologo
e astronomo Giuseppe Tanzella Nitti (1955). Il Centro mette a disposizione materiali liberamente accessibili e propone una visione della scienza che riconosce la dimensione
umana della ricerca, mostrando come essa non sia mai neutra, ma intrecciata a princìpi filosofici e metafisici. Ad esso si affianca la piattaforma
DISF Educational,
che offre a studenti e insegnanti percorsi e approfondimenti interdisciplinari.
Una parte della cultura attuale continua tuttavia a guardare con sospetto la fede, ritenendone irrilevanti i contributi. La Chiesa cattolica, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, invita invece a un confronto schietto con la cultura contemporanea e a condividerne gioie e fatiche. Nel 2017, papa Francesco ha ricordato che la fede non restringe la ragione, ma la apre a una visione integrale dell’uomo. Nella sua prima enciclica, Lumen Fidei (2013), egli denunciò i limiti di una ragione che pretende di illuminare tutto, ma lascia l’uomo nell’incertezza. Il dialogo tra fede e ragione è essenziale, e trova il suo spazio più autentico nell’esperienza del mistero, come già indicava Benedetto XVI: ciò che supera i limiti della ragione, ma continua a interpellare la nostra intelligenza.