Secondo i dati del Viminale, la criminalità in Italia è in crescita dal 2020, dopo la pandemia di Covid-19. Le grandi città concentrano i valori più elevati: Milano, Firenze e Roma guidano le classifiche, seguite da Bologna, Rimini e Torino. Nel 2024 i delitti denunciati sono stati 2,38 milioni, con un incremento dell’1,7% rispetto al 2023 e del 3,4% rispetto al 2019, pur rimanendo inferiori ai livelli registrati dieci anni prima. I reati più diffusi riguardano furti, scippi e borseggi. Risultano inoltre in crescita i crimini di strada, lo spaccio di stupefacenti e le violenze sessuali.
La Polizia di Stato evidenzia tuttavia che, nel lungo periodo, il Paese appare meno violento: tra il 2015 e il 2024 gli omicidi volontari sono diminuiti del 33% (da 475 a 319), con un calo del 72% per quelli di matrice mafiosa. Nel 2024 si è registrata inoltre una riduzione del 6% rispetto all’anno precedente. Restano però oscillazioni congiunturali: nei primi sette mesi del 2025 il Viminale segnala un calo complessivo dei reati, in particolare rapine e furti, mentre gli omicidi mostrano un lieve aumento rispetto al 2024.

ITALIA, UNO SGUARDO D'INSIEME

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Il crimine in Italia si concentra soprattutto nelle aree metropolitane del Centro-Nord e nei principali poli turistici. Il tasso di denunce in Italia appare complessivamente in calo. Si tratta di un segnale di reale diminuzione dei reati o, piuttosto, di una crescente riluttanza dei cittadini a denunciare per senso di impotenza e timore di ritorsioni? La riduzione delle segnalazioni non coincide necessariamente con una percezione diffusa di maggiore sicurezza. Al contrario, la paura sembra essere divenuta la chiave interpretativa di molti comportamenti, alimentando un sentimento di insicurezza che si traduce nella perdita di spazi di libertà individuale e in un aumento della solitudine sociale.
Per quanto riguarda le fasce d’età, cresce l’attenzione sulla criminalità minorile. Indagini della Polizia Criminale e analisi recenti segnalano un incremento del coinvolgimento dei giovani, spesso organizzati in gruppi (“baby gang”): un fenomeno emerso con particolare evidenza nel periodo successivo alla pandemia. Le categorie sociali più vulnerabili coincidono spesso con condizioni di fragilità economica e relazionale. L’aumento della povertà assoluta, certificato da Istat e Caritas, evidenzia bacini di rischio nei contesti segnati da esclusione e precarietà, che incidono sulla propensione alla microcriminalità.

LA CRIMINALITÀ TRA REALTÀ E PERCEZIONE



In Italia, in linea con il loro peso demografico (circa il 90% della popolazione), la maggior parte dei reati è commessa da cittadini italiani. Gli stranieri, pur rappresentando solo il 10% dei residenti, risultano sovra-rappresentati in alcune tipologie di crimini, soprattutto nei reati predatori e nelle violenze sessuali. In questi ambiti incidono per oltre un terzo sul totale di arresti e denunce.
Sul fronte penitenziario, il Paese affronta un sovraffollamento cronico: tra marzo e aprile 2025 i detenuti hanno superato quota 62 000, a fronte di una capienza regolamentare di circa 51 000 posti. Secondo i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e i report CNEL-Censis, l’indice di affollamento oscilla tra il 119% e il 122%. Nel 2024 si è registrato il numero più alto di suicidi in carcere, segnale di una sofferenza sistemica legata a condizioni strutturali fatiscenti, carenze di personale e scarso accesso a formazione e lavoro.

I NUMERI DELLA DETENZIONE

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