La pena di morte è una delle questioni più controverse della storia del diritto, dibattuta fin dall’Illuminismo. In Italia il giurista e filosofo Cesare Beccaria affrontò il problema nel saggio Dei delitti e delle pene (1764), affermando che la punizione di un reato non può coincidere con la vendetta, quale è invece, da un punto di vista sociale la pena di morte. In Italia fu abolita per la prima volta nel 1889 con il Codice Zanardelli, ma venne reintrodotta durante il regime fascista nel 1926. Dopo la Seconda guerra mondiale, la Costituzione del 1948 sancì la sua esclusione «se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra». Questa eccezione rimase fino al 1994, quando la pena capitale fu sostituita dall’ergastolo anche nel Codice penale militare di guerra. Infine, nel 2007, una revisione costituzionale cancellò ogni riferimento alla pena di morte, rendendo l’abolizione totale e definitiva.
Attualmente sono 54 i Paesi che continuano ad applicare la pena di morte. Tra questi figurano Stati Uniti, Cina, Iran, Arabia Saudita e Corea del Nord. Le modalità di applicazione variano: in alcuni
Stati è riservata ai crimini più gravi come l’omicidio o il terrorismo, mentre altrove può colpire anche reati comuni o di opinione, come l’apostasia
Abbandono volontario e pubblico di una fede religiosa, con rinuncia alle sue credenze e pratiche.
o l’omosessualità. In Europa, invece, è stata
completamente abolita: l’Unione Europea considera la pena capitale incompatibile con i valori fondanti della comunità. Inoltre, dal punto di vista dei diritti umani, la pena di morte è considerata
una violazione del diritto fondamentale alla vita. Per questo organizzazioni come
Amnesty International,
le Nazioni Unite e la lega internazionale
Nessuno tocchi Caino
ne chiedono da decenni
l’abolizione universale.
APPROFONDISCI
I sostenitori della pena di morte ritengono che essa abbia un effetto deterrente e garantisca giustizia alle vittime. Tuttavia, numerosi studi dimostrano che non esiste una correlazione significativa tra pena capitale
e riduzione dei crimini violenti. Al contrario, il rischio di errori giudiziari rende questa sanzione irreversibile e quindi particolarmente ingiusta. Inoltre, la sua applicazione è spesso influenzata da fattori sociali,
politici o etnici che minano il principio stesso di equità.
In molti contesti, la pena di morte sembra essere giustificata dallo spirito di vendetta o dalla convinzione che la morte del colpevole possa costituire una forma di risarcimento. Tuttavia, oltre a non avere reale efficacia sul
piano psicologico, la vendetta non può rappresentare il fondamento di un sistema giuridico che si ispiri a princìpi di giustizia e tutela dei diritti umani.