Negli ultimi cinque anni, la povertà in Italia ha seguito una traiettoria allarmante.
Secondo l’Istat,
nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie vivevano in condizioni di povertà assoluta, pari all’8,4% del totale,
coinvolgendo circa 5,7 milioni di individui (9,8% della popolazione). La povertà relativa, che indica chi dispone di un reddito inferiore alla media nazionale, ha colpito il 14,9% degli italiani, in crescita rispetto
al 2023.
Il fenomeno è particolarmente drammatico tra i minori: circa 1,3 milioni di bambini e adolescenti vivono in povertà assoluta, il 13,8% del totale. Questa condizione comporta la negazione di diritti fondamentali come
istruzione, assistenza sanitaria, alimentazione adeguata e un ambiente sicuro. In contesti urbani periferici e tra le famiglie straniere, dove l’incidenza supera il 30%, i minori sono infatti esposti a forme di sfruttamento
lavorativo o abitativo.
La stagnazione economica degli ultimi anni ha contribuito a rendere la povertà una condizione strutturale per molte famiglie.
Il debito pubblico
Totale dei debiti che lo Stato accumula per sostenere la spesa pubblica, cioè l’insieme delle attività e dei servizi finanziati con risorse pubbliche (sanità, istruzione, infrastrutture ecc.). Un debito elevato può ridurre
la capacità dello Stato di investire in politiche sociali e nella lotta alla povertà.
italiano, pari a circa il 140% del PIL
Prodotto Interno Lordo: è il valore totale di beni e servizi prodotti in un Paese in un anno. È uno degli indicatori della ricchezza generata e dell’andamento dell’economia nazionale.,
limita la capacità dello Stato di
investire in politiche redistributive e servizi essenziali. Al contempo, l’inflazione
Aumento generale e prolungato dei prezzi di beni e servizi.
e l’aumento del costo della vita hanno eroso il potere d’acquisto
Quantità di beni e servizi che una persona può comprare con il proprio reddito. Diminuisce quando i prezzi aumentano, rendendo più difficile soddisfare bisogni essenziali.,
colpendo in particolare le fasce più vulnerabili della popolazione.
In questo scenario, il lavoro precario e mal retribuito non riesce a garantire una vita dignitosa, mentre le disuguaglianze economiche e sociali si amplificano, alimentando esclusione e marginalità.
Secondo la confederazione Oxfam, impegnata nella lotta contro la povertà e l’ingiustizia sociale, nel 2025 l’Italia conta 71 miliardari e 5,7 milioni di poveri: un divario che si riflette nell’accesso ai servizi, alla cultura
e alla partecipazione sociale. In questo contesto, il capitale sociale
Insieme di relazioni basate su fiducia e cooperazione, che aiutano una persona a ottenere supporto e a orientare le proprie scelte.
rappresenta una risorsa cruciale per contrastare l’esclusione. Tuttavia, laddove la povertà è più radicata, anche questo tende a indebolirsi, aggravando
l’isolamento e la vulnerabilità.