Il cristianesimo, nelle sue diverse confessioni (cattolica, ortodossa e protestante), ha sempre considerato la povertà non solo come una condizione sociale da combattere, ma anche come una realtà capace di stimolare profondamente la coscienza e la spiritualità umane. La solidarietà verso ogni individuo, creato a immagine e somiglianza di Dio, e l’attenzione verso gli ultimi sono infatti princìpi saldamente radicati nel messaggio evangelico (Matteo 25, 40). L’ecumenismo sociale rappresenta oggi una delle espressioni più tangibili dell’unità cristiana. Di fronte a un mondo segnato da esclusione e disuguaglianza, le Chiese continuano infatti a proporre la visione alternativa di una comunità solidale, in cui nessuno venga lasciato indietro.
All’interno della Chiesa cattolica, la riflessione sulla povertà si è sviluppata in particolare attraverso il magistero sociale. Un esempio emblematico è la Costituzione pastorale Gaudium et Spes (1965), frutto del Concilio Vaticano II, che esorta i credenti a impegnarsi per la giustizia e la dignità di ogni persona. Papa Francesco ha rilanciato con vigore questo orientamento nell’enciclica Laudato si’ del 2015, in cui denuncia le ingiustizie ambientali e sociali con parole incisive: «I poveri e la terra stanno gridando». Il documento stabilisce un nesso profondo tra crisi ecologica e disuguaglianza, evidenziando come siano proprio i più vulnerabili a subire le conseguenze più gravi dei disastri ambientali. Anche nell'enciclica Fratelli tutti (2020) il Papa parla di fraternità universale e propone un nuovo modello di società basato su giustizia, inclusione e dignità per tutti. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2025, inoltre, il Pontefice ha ribadito il legame tra equità economica e riconciliazione, proponendo un “Anno di Grazia” come segno di speranza per chi è oppresso dalla miseria.
Le Chiese ortodosse condividono una visione profondamente spirituale della povertà. La loro tradizione ha sempre esaltato la semplicità di vita e il servizio verso i bisognosi. Il patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli, noto per il suo impegno in campo ecologico, ha più volte affermato che la povertà
non va intesa solo come mancanza materiale, ma come una ferita dell’anima che interpella la fraternità tra gli uomini.
Anche le Chiese protestanti, in particolare quelle di matrice riformata, hanno storicamente legato la fede all’azione sociale. Movimenti come la Diaconia in Germania o le Churches Together in Britain and Ireland promuovono iniziative concrete contro l’emarginazione, ispirandosi al principio secondo cui la giustizia
è una manifestazione autentica della fede. Numerose comunità protestanti sostengono inoltre campagne per la cancellazione del debito dei Paesi più poveri, in sintonia con progetti internazionali come Jubilee 2000 - Debt Campaign.